"Decentralizzare la rete per la resilienza del diritto all’istruzione" di Costanza Gallo

Building Community Networks
Internet Society
Domenica, 14 Giugno, 2020
Autori: 
Costanza Gallo

La Internet Society ha promosso la partecipazione al corso “Building Community Networks" per aiutare la costruzione di un futuro digitale che metta le persone al primo posto. Colmare il divario digitale è fondamentale e le reti di comunità offrono una soluzione. Si tratta di reti "fai da te" costruite dalle persone per le persone. Costanza Gallo ha partecipato al corso come membro del Forum di Internet Society ItaliaIn questo articolo di Costanza trovate una proposta di come costruire una community network per aiutare le scuole e gli studenti nei casi di lockdown, come quello avvenuto recentemente a causa della pandemia Covid-19.

 

 

DECENTRALIZZARE LA RETE PER LA RESILIENZA DEL DIRITTO ALL'ISTRUZIONE

COSTANZA GALLO

INTERNET SOCIETY ITALY CHAPTER

Roma, 14 giugno 2020

 

Il Covid-19, e le misure messe in atto per contrastare l’epidemia, hanno fatto esplodere un problema finora nascosto agli occhi dei più: il digital dividee il suo impatto sulla scuola e sugli studenti. Chiudere le scuole e spostare le lezioni online presuppone infatti che tutti gli studenti e insegnanti abbiano accesso a elettricità, connessione internet e strumenti per connettersi ad internet. Se moltissimi si sono mobilitati per dare agli studenti e agli insegnati tablet e computer, e fortunatamente la povertà energetica non è un’emergenza in Italia, la penetrazione della rete internet pur essendo capillare non è esaustiva, in particolar modo fuori dalle grandi città.

Rispetto al resto dell’Europa, la percentuale delle persone connesse ad Internet in Italia lascia a desiderare - siamo ventunesimi in Europa, e il distacco tra l’Italia e la Danimarca, il paese con il maggiore tasso di persone connesse, è di oltre 20 punti percentuali.

I dati Istat sulle famiglie con almeno un minore in casa offrono una prospettiva più incoraggiante - infatti il 96,3% di loro dispone di una connessione ad Internet. Ma se andiamo a vedere quelli che sono disconnessi appare evidente che vanno fatti degli interventi mirati: 37 famiglie su 100 non sono connesse ad internet semplicemente perchè la connessione costa troppo, e il 34% delle famiglie perché non possono permettersi gli strumenti necessari.

Questo sarebbe un problema da affrontare in una situazione normale, e la pandemia lo ha reso un’emergenza da risolvere in maniera ancora più urgente. Con il rischio di una seconda ondata di Covid-19 in autunno, e misure di isolamento sociale che probabilmente resteranno in piedi a singhiozzo per vari anni, non possiamo permetterci di lasciare che una parte della popolazione scolastica resti indietro, e venga ancora più colpita dalle misure di distanziamento sociale messe in atto: a non avere accesso ad internet è la fascia di popolazione più vulnerabile, studenti che vengono da contesti di povertà elevata.

Per risolvere questo problema, ci sono due livelli da affrontare: rendere disponibili a tutti gli studenti una connessione internet e fornire le scuole e gli studenti di strumenti per connettersi alla rete adeguati. 

Per quanto riguarda il primo problema, ci sono tre strade percorribili: un’azione centralizzata da parte dei Ministero dell’Istruzione, affidarsi ai privati, decentralizzare la costruzione della rete e affidarla alle scuole.

1)    Azione centralizzata da parte dei Ministero dell’Istruzione

La prima ipotesi richiede fare delle modifiche strutturali al sistema scolastico, per cui ad ogni alunno deve essere garantita una connessione Internet e uno strumento per connettersi. Questa soluzione potrebbe essere implementata con la fornitura di strumenti per la creazione di hotspot, o mediante la creazione di reti wireless. 

Tuttavia questa centralizzazione avrebbe dei costi notevoli e di conseguenza un livello di complessità piuttosto elevato, dal lancio di una gara Europea (la gara sarebbe sopra la soglia dei bandi nazionali), al reperimento di un budget necessario, da confermare ogni anno, alle enormi difficoltà di tipo organizzativo. Inoltre centralizzare il processo vorrebbe dire non tenere conto delle peculiarità e delle esigenze territoriali, né delle esigenze singole dei vari studenti. Ogni scuola dovrebbe aver diritto alla stessa connessione, a prescindere che sia necessaria o meno, e sarebbe difficile fare delle modifiche in mezzo all’anno scolastico, ad esempio nel caso in cui uno studente si trasferisca e quindi abbia delle esigenze diverse rispetto a quelle dichiarate ad inizio anno.

2)    Affidarsi alla carità dei privati

La seconda opzione è sperare che grandi aziende facciano degli investimenti per aumentare la capillarità della loro rete, anche in zone dove non economicamente conveniente, e mettano a disposizione i loro servizi gratuitamente, come hanno fatto durante l’emergenza Covid-19. 

Il loro supporto durante il lockdown, nel dare connessioni gratuite agli studenti, è stato fondamentale, ma non risolve il problema a livello strutturale, e non ci sono garanzie di continuità di servizio; al contrario, si fa affidamento su un gestore che domani potrebbe trovarsi a dover effettuare dei cambiamenti di strategia e quindi a non assicurare la disponibilità della connettività per tutta la durata dell’anno scolastico. Nel peggiore dei casi, vorrebbe dire un’interruzione improvvisa della connessione perchè magari l’azienda si trova a dover privilegiare le connessioni di clienti paganti in momenti di picchi.

Andare a vincolare gli operatori mediante contratti con i quali si impegnano a fornire gratuitamente il loro servizio a tempo indeterminato, determinandone standard e copertura, invece sarebbe estremamente difficile, in quanto ogni attore razionale ne scapperebbe.

3)    Decentralizzare la costruzione della rete

L’ultima opzione è costruire una rete di wireless community network decentralizzata e gestita dalle scuole, con lo scopo di raggiungere tutti gli studenti dell’istituto, gestita dalla scuola stessa. Decentralizzare la rete vuol dire costruire un sistema wireless indipendente che utilizza gli spettri di banda non licenziati 2.4 GHz and 5.8 GHz per creare una rete gestita direttamente dagli attori sul territorio: le scuole. 

Tuttavia, pur essendo la banda libera, ci sono dei costi di hardware, elettricità e gestione da tenere in considerazione. Infatti questa soluzione presenta delle sfide implementative non trascurabili. Ci sarebbe infatti bisogno di un community manager in grado di installare e gestire la rete ma varie scuole in un distretto si potrebbero unire, su base volontaria, e cooperare per rendere più efficienti gli sforzi e abbattere i costi di di implementazione. 

In questo modo si consentirebbe ad ogni istituto di poter costituire una rete wi-fi in grado di raggiungere tutti gli insegnanti e studenti in maniera capillare, riducendo i costi di gestione e tenendo conto delle particolarità di ogni territorio. 

Le risorse necessarie per implementare questo sistema, sono: un community manager che si occupi di coordinare le risorse tra gli istituti scolastici e mappare le esigenze degli studenti, un responsabile tecnico che lavori con il community manager nell’implementazione del piano, corrente elettrica, un sistema hardware. 

Conclusioni

A fronte dei risultati, e del trade-off tra qualità della connessione e costi da sostenere,  decentralizzare la costituzione della rete è la soluzione che in tempi rapidi, e a costi ridotti, assicurerebbe il miglior risultato per gli utenti finali. Infatti, affidarsi all’iniziativa di privati, pur non avendo costi diretti o indiretti per le scuole non assicurerebbe la continuità di servizio necessaria a garantire un’istruzione di qualità; e al contrario la costituzione di un sistema sotto la gestione del Ministero dell’Istruzione avrebbe dei costi elevatissimi e dei tempi di implementazione non banali. Implementare una rete wifi su spettri di banda non licenziati dalle scuole invece assicurerebbe, a parità di tempi di realizzazione, una maggiore presenza nei contesti dove è più necessaria a costi ridotti. 

 

Costanza Gallo. Si è laureata alla London School of Economics con una tesi sulla libertà di parola. Dopo aver lavorato per delle startup tecnologiche, oggi lavora in Treccani dove si occupa di strategia digitale. Oltre ad essere una simpatizzante di ISOC Italia e’ membra della Global Shapers Community e nel 2019 e’ stata selezionata per partecipare ad Unleash, un programma di accelerazione dove si e’ concentrata sull'accesso ad Internet nei paesi emergenti.